LE NOSTRE STORIE/ PRADIS E COLLIO, GLI AMORI DI PAOLO CACCESE

LE NOSTRE STORIE/ PRADIS E COLLIO, GLI AMORI DI PAOLO CACCESE

1915: un ragazzo irpino, Francesco, parte per la Grande Guerra. Arriva al fronte  in queste nostre zone martoriate dal conflitto tra l’esercito dei Savoia e le truppe di “Cecco Beppe”. Combatte in trincea ma se la cava. Nel frattempo si è innamorato di queste terre e decide di tornarci. Lavora sodo ma poi-come tutti quelli della sua generazione- si imbatte in un’altra guerra mondiale. E un giorno incontra l’universo di Villa Russiz, un luogo dove i bambini in difficoltà vengono aiutati. Si appassiona a questa realtà e vuole restar vicino ai bimbi. A Pradis Francesco Caccese compra un vigneto. Il figlio Paolo cresce e studia legge, ma preferisce l’aria buona dei campi, diventa produttore, si impegna anche nel Consorzio, sorto nel 1964 e di cui diventa membro qualche tempo dopo, ad appena 20 anni, e più tardi anche presidente. Nel frattempo acquista altri terreni grazie al fondamentale supporto della moglie Veronica: da oltre 40 anni Paolo Caccese, vivacissimo amante del “quieto vivere”, se ne sta sui saliscendi di Pradis, in un posto magnifico, a controllare che tutto funzioni. Partiamo dall’inizio del Consorzio,  dalla sua figura-chiave.

“Il Conte Attems…- ricorda Caccese- Il Consorzio è nato grazie a lui: diceva che il Collio doveva diventare la Ferrari dei vini bianchi e penso che ci siamo riusciti. E’ stata una idea vincente, necessaria per unire i produttori di uno dei posti più belli che ci siano al mondo. La nostra filosofia è sempre stata quella di fare un prodotto di nicchia, d’altronde ne eravamo costretti visto che abbiamo solo 1.500 ettari mentre in altre zone una singola azienda ha più terreno di tutti noi messi insieme. Il Collio è da sempre un nome che funziona, lo pronunci e pensi subito ai vini bianchi. Oggi dicono che questo non basta più? Non sono d’accordo, abbiamo fatto mille discussioni, sempre in amicizia, ma penso che il segreto è che facciamo vino buono. Stop. Questa qualità ci ha consentito di essere quello che siamo”.

Un momento storico è stato quando, tra i primi in Italia, il Consorzio ha ottenuto la Doc. “Il Conte Attems era contentissimo. Era orgoglioso, e noi con lui, che questa piccola zona avesse raggiunto quel traguardo”. Ma con tutti questi produttori incollati l’uno all’altro in un ambiente così piccolo, non c’è il rischio di … pestarsi i piedi? “No, abbiamo grande rispetto tra di noi, facciamo parte del Collio e credo sia stata una buona idea anche quella di unirci col Carso. Siamo la zona più speciale di un prodotto che in Italia è speciale. Ma avete mai bevuto i vini degli altri paesi? Dai, non scherziamo…”

Il futuro incombe. “Già il fax ormai è desueto, tutto si fa in Internet. Negli anni ‘70 e ‘80 lavoravamo come matti con grande entusiasmo e anche commercialmente quel periodo fu straordinario. Ora vedo nei nostri giovani la stessa voglia, anche se devono fare i conti con situazioni di mercato del tutto diverse, come purtroppo ben sappiamo. Ma sono bravi, passano senza problemi dal trattore al computer e poi magari si fanno 500 chilometri per incontrare un cliente. Ci sono nuovi mercati come Stati Uniti, Polonia, Ucraina, Russia e Cina, Magari in certi paesi il nostro vino è ancora solo una moda, sta a noi farlo diventare una necessità…”.

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